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Storia di Joe del 08/01/2008
IL TASSISTA MICHELE
Un lavoratore in Romania..
Giovedì sera mi accorgo di avere perso la carta d'identità mentre sto cambiando gli ultimi euro in lei per pagare l'hotel (poi ho usato il bancomat).
Giovedì notte rovescio la camera, con l'aiuto anche della cameriera, perché l'hotel premuroso vuole che me ne vada ovviamente (in realtà sono stati molto gentili).
Alle 4 di mattina vado in aeroporto dopo aver dormito 2 ore e mi dicono che mi fanno partire (non so bene con quale criterio, forse perché le regole per volare in Romania sono meno restrittive che nel resto del mondo, comunque ho volato da Iasi a Timisoara sulla parola, senza documenti, i terroristi per fortuna non lo sanno che si può fare).
A Timisoara speravo che mi facessero persino tornare in Italia, ma ovviamente anche la Romania deve rispettare qualche regola internazionale.
Allora il consolato italiano al telefono mi spiega che devo fare la denuncia alla polizia, sezione 1, e poi venire al consolato a fare un documento temporaneo.
Perfetto. Il primo tassista che incontro si offre di farmi anche da traduttore per la polizia, che ovviamente parla solo rumeno. Mi chiede 20 euro per scorrazzarmi ovunque finché non ho risolto il problema. Mi pare equo, tanto mi dice di farmi persino la fattura da farmi rimborsare dalla mia azienda. Perfetto. Penso che sotto c'è l'inganno ma oggi non sono in vena di malizie, l'importante che mi porti dove deve.
Il tassista Michele telefona alla polizia e un tizio incazzato gli dice di non portarmi alla sezione 1 ma alla 5, che è competente dell'aeroporto. Me ne frego: mi hanno detto di andare lì e vado lì.
Sezione 1 di polizia di Timisoara: esce il poliziotto in uniforme con cui aveva parlato Michele al telefono, rasato e cattivo, e gli urla di portarmi alla sezione 5. Io intuisco che in Romania i nostri carabinieri sarebbero la precisione in persona, tipo guardie svizzere.
Arrivo alla sezione 5 con mio fido accompagnatore: penso che prima o poi mi darà la fregatura ma continuo imperterrito a seguire quello che mi dice. Aspetto alla sezione 5 perché non c'è l'addetto alle denunce di smarrimento. Intanto perdo l'aereo, pazienza. Il prossimo diretto è il giorno dopo, ma non ci voglio pensare, prima devo riuscire ad uscire dal paese.
Arriva l'addetto e come prima cosa si incazza perché dovevo fare la denuncia alla sezione 1. Poi però accetta di farla, ma visto che io non parlo rumeno vuole che gli porti un traduttore ufficiale del consolato. Il tassista Michele non va bene, non è ufficiale.
Partiamo per il consolato. Sulla strada Michele mi chiede se vuole che proviamo a passare alla centrale di polizia, che lì secondo lui un traduttore ce l'hanno di sicuro. Sono rassegnato che prima o poi mi fregherà, quindi ascolto il suo consiglio.
Alla centrale c'è una fila pazzesca, gente che deve rinnovare la carta d'identità mi spiega Michele. Accenno lo svenimento ma poi mi spiega che sono rumeni: lì funziona così, praticamente c'è sempre la fila per rinnovarla, o perché la polizia è incompetente o perché la possono rinnovare solo lì, non so. Comunque vedo una porta senza fila e mi ci infilo. E mi rispondono pure: in 5 minuti mi avrebbero fatto la denuncia, però visto che non ero rumeno, dovevo portarla firmata da un notaio.
Un notaio... coi pochi euro che avevo... guardo se ci sono in giro le telecamere ma niente, non è una candid camera. Parto alla ricerca del notaio col mio fido Michele che prima o poi mi fregherà, ma ormai non ho altre speranze. Ogni tanto Michele mi chiede scusa e si vergogna di vivere in un paese così “di merda”, testuali parole sue. Lui è stato in Italia e lì si tutto gira come un orologio svizzero. Accenno la risata pensando mi prendesse in giro, invece lui era serio. E me ne stavo convincendo sempre di più anche io.
La Romania è piena di notai, non ho capito perché. Ma non come i nostri che per rivolgerti la parola devi pagare mille euro. Lì con dieci euro ti fanno un documento per dichiarare qualsiasi cosa. Purtroppo i notai il venerdì non sono mai in ufficio. Primo, secondo, terzo, niente. Poi il quarto c'è ma non ha tempo. La quinta non si occupa di sciocchezze come quella di cui ho bisogno io. Finalmente il sesto accetta: la sua segretaria mi chiede di cosa ho bisogno e Michele traduce sempre. Chissà perché quel giorno non c'era uno che parlasse inglese o italiano a pagarlo. Per fortuna avevo Michele. Che prima o poi sapevo mi avrebbe fregato.
La segretaria del notaio mi spiega che si può fare la dichiarazione, però per poterla fare naturalmente, non conoscendomi, aveva bisogno che io le mostrassi un documento, la carta d'identità o il passaporto. Stavolta ero certo che ci fossero le telecamere. Invece niente.
Me ne esco desolato e decido di farmi portare al consolato. Il consolato è un posto strano. Non ho capito bene, però stanno tutti dietro un vetro tipo visite del carcere e quando uno esce poi subito chiudono con dieci mandate come se tenessero i lingotti d'oro lì dentro. Non so, non ho capito. Fuori le guardie rumene. Non è mica un'ambasciata che è territorio italiano, è solo un consolato. Va beh. Michele intanto è fuori con la mia valigia e l'ho già pagato. Mi lascia il suo numero di cellulare, ma tanto nel consolato si devono tenere i telefoni obbligatoriamente spenti. Una guardia mi dice che posso mandare via il taxi, tanto ci vorrà del tempo perché c'è un altro prima di me.
Esco già convinto che Michele se ne sia andato con la mia valigia, invece è ancora lì e mi fa la ricevuta. L'unica cosa buona in tutto il giorno penso.
Torno dentro al consolato. La signorina gentile ma un po' fiscale del consolato mi spiega che dovevo andare alla sezione 1 e che il notaio non c'entrava proprio un cavolo in tutta la storia. Dev'essere un tipico scherzo rumeno quello di far girare a vanvera gli stranieri, oppure è solo il modo della polizia di togliersi di torno gli scocciatori. Comunque la signorina, dopo che gli ho detto tutti i giri che ho fatto, telefona alla sezione 1 e poi mi dice di scrivere tutti i miei dati su un foglio. Poi mi compila un foglio in rumeno in cui spiego quello che è successo (non so esattamente cosa c'era scritto) e mi dà quel foglio e un pezzo di carta col nome della persona con cui devo parlare di persona alla sezione 1.
Torno alla sezione 1 con un altro taxi. I tassisti sono fenomenali. Quello mi racconta di aver vissuto a Torino due anni. Un po' tutti i rumeni che incontro hanno vissuto a Torino. Smetto quindi di chiedermi perché ci sono tanti rumeni a Torino.
Entro alla sezione 1 e chiedo della persona scritta sul foglio. Due poliziotti a cui avevo chiesto fanno una faccia sorpresa e poi mi dicono in italiano "il gran capo". Prima nessuno sapeva l'italiano o l'inglese, adesso lo sapevano tutti. Bah... Mentre sono lì che aspetto, il poliziotto cattivo che mi aveva cacciato prima al telefono e poi dal vivo, mi viene a urlare parole in rumeno che non dovevano essere proprio di benvenuto. Non avevo neppure Michele a tradurmi. Allora gli faccio vedere il foglio con il nome del capo della sezione 1. Diventa subito un'altra persona e mi dice che lo va a chiamare subito. All'improvviso ero diventato non il coglione di prima ma quello che doveva incontrare il suo capo e che magari poteva chiedergli perché i suoi uomini sono così teste di cazzo. Nella gerarchia feudale rumena, appena conosci qualcuno di importante passi dall'essere una merda ad essere un turista italiano bisognoso di aiuto.
Arriva un ometto timido e simile ad un ragioniere, tutto gentile, mi dice qualche battuta su cosa mi è successo in rumeno, ma cercando di dire qualche parola in italiano. Era il capo. Non sembrava nemmeno un poliziotto. Mi fa accomodare nel suo ufficio con la scrivania di 60 anni e i muri scrostati. Dieci minuti e mi manda via col documento, dicendomi di fare attenzione a non perderlo come se fossi un bambino da proteggere.
Mi fermo a fare le foto da un fotografo. Due ragazzine a martellate cercano di far funzionare una macchina enorme per stampare foto, nuovissima. Un minuto per fare le foto, mezz'ora per stamparle.
Torno al consolato. In poco tempo mi fanno il documento e torno all'aeroporto dove rincontro Michele. Gli avevo persino telefonato poco prima e mi aveva cercato i voli per l'Italia. Purtroppo erano pieni per Milano e Venezia, quindi dovevo secondo lui rivolgermi all'agenzia. Mi trovano un volo da Vienna, costoso ma tanto non pagavo io.
Saluto Michele e alle quattro parto per Vienna. Aeroporto di Timisoara: 6 gates. Aeroporto di Vienna: 150 gates in tre terminal enormi. Davvero carino. Tre ore e mezza a bere birra e guardare la gente strana che va avanti e indietro per il terminal.
Volo per Verona, con i racconti di uno che ha già preso lo stesso volo altre volte e proprio la volta prima aveva visto il pilota aggiustare il motore appena prima della partenza con dei lacci di plastica. Cavolate, comunque fingo di crederci e tanto non me ne frega niente, basta partire.
Verona, 97 euro di parcheggio e c'è solo la cassa automatica che non prende il bancomat. In tasca avevo 103 euro. Mi avanzavano persino 5,70 per l'autostrada, col resto pure. Finalmente un po' di fortuna, penso. Finché l'ultima banconota da 20 tutta piegata mi viene sputata fuori.
Accenno un "basta..." desolato, poi riprovo e la macchinetta si impietosisce, accetta i soldi spiegazzati lasciandomi così uscire dall'aeroporto.
Non mi sono addormentato per fortuna e alle 23,30 sono arrivato a casa. Il giorno dopo però mi sono svegliato alle 15,30.

Fine
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